Il mio nome Ancora io :)![]() Amo1. L'India , Calcutta , i bambini con gli occhi neri e lucenti i loro sorrisi spontanei .Amo la dignita' delle donne , il loro camminare in modo regale elegante a testa alte , il loro ondeggiare in modo così sensuale.Viaggiare conoscere nuove culture e nuovi sapori ... la cucina,i suoni,gli odori,i colori,il pensiero,quello che i turisti con i paraocchi nn vedranno mai..gli occhi,i sorrisi,la sorpresa, la gioia nei volti dei bambini...
2. Chi mi ama , chi ha occhi solo per me e mi guarda come se esistessi solo io.Amo le poesie di Montale , amo i libri di Isabelle Allende e forse safficamente amo anche lei. 3. Il vino , la birra , mangiare con gli amici , passare la sera da Cagliostro .Amo le cose semplici i sapori passati, la cucina etnica , il colore e l'odore delle spezie, l'assaporare ogni boccone con calma e gustare fino all'ultimo il sapore e la sensazione che da 4. I miei amici,il mio bellissimissimo cane Freak( il mio compagno per la vita ), la mia mansarda e il mio modo di pensare e di vivere , le mie scelte spesso sbagliate, folli, autolesioniste ma guidate da un solo scopo :"vivere tutto con passione e come se ogni cosa e ogni momento fosse l'ultimo 5. I regali : riceverne a milioni.. piccoli grandi belli utili libri vestiti sciarpe quaderni matite penne gioielli ..tutto quello che mi piace insomma ... e farne (ma un po' di meno):P Odio1. Chi se la tira , Chi nn telefona e aspetta sempre che sia l'altro a farlo, Chi non manda milioni di sms al giorno anche solo per dirti "smack" ,Chi nn corteggia alla vecchia maniera , Chi non sa piu' cosa voglia dire l'energia che ti da l'avere la persona che ami vicino..
2. Chi non rispetta gli altri , Chi prende in giro , Chi ghettizza , Chi ha perso il il piacere delle piccole cose , dei piccoli gesti , dei piccoli doni che ogni giorno si ricevono ma che non calcoliamo 3. Cucinare sempre e comunque .. Non mi riesce ..Non mi piace .. E poi ho sempre il frigorifero e la dispensa vuoti ..Apro e c'è il Deserto.. 4. Gli egocentrismi sterili 5. Berlusconi i Fascisti e tutti i loro simili VisiteSogni nel cassettoVivere in India.. a Calcutta (forse anche nel quartiere di Joragirja)con il mio compagno e tanti bambini miei e adottati
Il comunismo nel mondo Dicono di me....Che sono da Ricovero Coatto...!!!
io :)![]() Mi Piacerebbe.....Comprare la mansarda dove vivo .
...Avere una mansarda con una grande terrazzo. ...Vivere a Calcutta almeno per alcuni periodi dell'anno. ...Riuscire a fare capire a chi amo , chi sono , cosa e sento e quanto lo amo. ...Essere più "libera" , crearmi meno problemi. ...Adottare tanto bambini e dare loro tutto l'amore che ho dentro e che a volte mi soffoca . ...Saper scrivere come Isabelle Allende per raccontermi e sfogarmi incantando gli altri. FestaaaaaaaaBuona la cioccolata :)))Prima o poi dovro' imparare a cucinare ..![]() Dovrei imparare a cucinare .. è una vergogna ormai che non sappia fare niente .. anzi no .. una cosa la so fare .. MANGIAREEEEEEEEEEE ![]() FreakEcco il mio Amore , Il mi' Topìììììììno splendido , la mia gioia , la mia carica di energia , la riserva costante di attenzioni affetto coccole ... O come sarà bello il mio Freakkettone ?? :)
Voglia di mareeeeeeeeChe giornata splendidaaaaaaa!! e io ho una voglia matta di andare al mare :))
![]() Il bosco rilassante![]() Il soleeeeeeeeeeeeeeeeOggi c'è il sole finalmenteeeeee !!! e mi sembra gia' di essere in piena estate .. belloooo!! tra poco mareeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
![]() Girasoli :) ![]() :)))![]() craaaaaaaaa craaaaaaaaaa![]() MoschitooooooooooAudrey Hepburn , la donna più bella del mondo![]() AudreyEcco la donna più bella del mondo!!
![]() No War![]() Spiderman![]() Bello da impazzire![]() Mi Piace....Camminare a piedi nudi ( Nel Parco ? ) con l'andatura a papera .
..Ballare sulle scarpe del mio lui e farmi trasportare da lui e dalla musica . ..Annusare le persone e memeorizzare il loro odore , ricordare la sfumatura del sapore della loro pelle . ..Fare i grattini sulla schiena mentre l'altro dorme abbracciato a me . ..Dare i bacini a raffica . ..Fotografare i volti delle persone per prenderne tutte le sfumature e le espressioni . Una mia Droga è..... CAGLIOSTRO !!!
![]() ![]() FreakkettinoGirasoleEcco il mio fiore preferito
![]() Indymedia![]() Motoso![]() Cinesi ... :D![]() Babbo e Bebè![]() Cinesi curiosi![]() Luna![]() Un sorriso ...![]() Pantaloncione![]() titolo nuovo riquadro![]() Amore ..![]() titolo nuovo riquadro![]() Occhi![]() In braccio![]() titolo nuovo riquadro![]() titolo nuovo riquadro![]() titolo nuovo riquadro![]() Da sogno![]() ![]() ![]() ![]() Chiapas .... "Siamo un esercito di sognatori, per questo siamo invincibili"![]() Il 70% della popolazione chiapaneca ha meno di 30 anni. Il 30% dei bambini sopra i 5 anni non parla spagnolo e oltre la metà di quelli sopra i 6 anni non trova accesso a nessun livello di educazione scolastica. Tra le cause di morte più diffuse ci sono la malaria e la tubercolosi. Spesso, è difficile curare anche infezioni intestinali e alle vie respiratorie. Numerosi sono i casi di denutrizione. Il sottosuolo del Chiapas è ricco di petrolio e l’estrazione, in questa regione, rappresenta il 40 % della produzione nazionale. La popolazione chiapaneca, tuttavia, è ridotta alla fame a causa dello sfruttamento delle risorse attuata da soggetti stranieri. Il 95 % della produzione petrolifera messicana è destinata a coprire gli interessi sul debito con gli Stati Uniti. Soltanto gli interessi, non il capitale preso a prestito. La lotta zapatista non rimane circoscritta al solo Chiapas; grazie a internet, infatti,la ribellione indigena viene diffusa in tutto il mondo tramite i comunicati dell’EZLN Dopo alcuni giorni inizia il dialogo con il governo messicano; gli zapatisti chiedono Democrazia, Giustizia, e Libertà, richieste che implicano una riforma della legge elettorale e la riforma della costituzione, al fine di garantire una più concreta autonomia alle comunità indigene. Gli zapatisti non vengono ascoltati, così il dialogo si interrompe, per poi riprendere in più occasioni. Ancora oggi, la discussione non ha raggiunto risultati accettabili. Se, da un lato, il governo avanza delle proposte agli insorti, dall’altro, intensifica gli arresti degli indigeni e promuove una campagna diffamatoria nei confronti dell’EZLN. Il governo, inoltre, promette ai cittadini che decidono di non sostenere lo zapatismo migliorie alla casa (come un pannello solare) e 10000 pesos GrataRubataManinaMa quanto è bella Pisa?![]() ![]() Gianmaria .. affascinante ...![]() ![]() Onigiri di Seiji :D ( Buoniiiiii )Uno dei miei Beveroni GiornalieriFreak StupendissimoAltezza Pericolosa![]() | 11 Novembre 2005
Ogoni e NigeriaGli Ogoni sono un popolo di pescatori-agricoltori che hanno da sempre mantenuto un buon equilibrio con un ambiente estremamente delicato, costituito da un intreccio di corsi d’acqua a forte salinità data la vicinanza del litorale, in cui si sviluppano foreste di mangrovia. Il delicato ecosistema è stato distrutto dall’attività estrattiva, un inquinamento da crimine provocato da centinaia di perdite di greggio dai pozzi e dalla rete di condutture in superficie (tra il 1976 e il '91, nel delta del Niger, si sono contate ben 3mila perdite di greggio: una media di quattro ogni settimana, per un totale di 2,1 milioni di barili di petrolio dispersi nell’ambiente circostante), completamente arrugginite e usurate, (la logica richiederebbe per lo meno l’interramento dei tubi degli oleodotti, ma evidentemente tutto ciò potrebbe essere troppo dispendioso per le compagnie petrolifere) dalle fughe di gas (prodotto secondario dell’estrazione di petrolio) che viene lasciato bruciare così da illuminare sinistramente la notte nel mentre si liberano miasmi asfissianti: tutto ciò ha provocato la morte di tutte le specie ittiche della zona, di buona parte della fauna e l’inquinamento del suolo coltivabile, distruggendo il sistema produttivo alla base della sopravvivenza di questi popoli che non si vedono restituito il maltolto né sotto forma di risarcimento, né sotto forma di vantaggi indiretti: ci sono poche scuole, nessun ospedale, nessun acquedotto e neppure l'elettricità. La disoccupazione riguarda il 70% degli abitanti della zona.
Il governo nigeriano ha per decenni ignorato le proteste dei gruppi etnici minoritari. Ad un certo punto, vedendo che le loro legittime rivendicazioni non portavano a nulla, decisero di iniziare una lotta di resistenza arrecando danni alle proprietà petrolifere, promuovendo manifestazioni, provocando la chiusura di alcune installazioni, in alcuni casi arrivando anche al sequestro di lavoratori impiegati nelle varie compagnie. Queste reagirono duramente, chiedendo al governo di intervenire. Fu mandato l'esercito per reprimere le mobilitazioni popolari e per uccidere i manifestanti, bruciare i villaggi e deportare i loro abitanti nella foresta. ![]() Nel 1990 fece la sua comparsa sulla scena politica Ken Saro-Wiwa, presidente di un'organizzazione per i diritti delle minoranze africane e fondatore del Movimento per la sopravvivenza della popolazione Ogoni (Mosop Il Mosop arrivò persino a lanciare, con successo, un'azione di boicottaggio durante le presidenziali, sostenendo che la Costituzione nigeriana non tutelava i diritti degli Ogoni e quindi non era rappresentativa di questo popolo. Con l'andare del tempo, alcuni aderenti del Movimento cominciarono a interrogarsi sulla scelta nonviolenta del gruppo, in quanto, a loro parere, tale metodo non pareva molto efficace. Il governo, intanto, stava cercando di corrompere qualche suo membro, questo mentre Saro-Wiwa e altri dirigenti del Mosop finivano in carcere o erano agli arresti domiciliari. Vennero loro sequestrati anche i passaporti, impedendo così che lasciassero la Nigeria per conferenze o eventi internazionali a cui erano stati invitati. Tuttavia, nonostante la forte opposizione del governo, i principali attivisti del Mosop continuarono nella loro attività nonviolenta. Lanciarono una campagna internazionale che conquistò anche il sostegno di importanti gruppi ambientalisti, come Greenpeace , o di Organizzazioni non governative (Ong) vicine a Amnesty International . Così il “caso Ogoni” fu preso in carico dalla Lega delle nazioni non rappresentate, una Ong con sede in Olanda. Nel 1993 nasceva dal Mosop una costola più militante: il Consiglio giovanile nazionale del popolo Ogoni (Nycop), che raggruppava uomini tra i 18 e i 40 anni. Quattro leader conservatori che erano stati corrotti dal governo per screditare il Movimento, facevano ora riferimento proprio al Nycop. Intanto Babangida era stato sostituito da un nuovo regime sanguinario: quello del gen. Sanni Abacha. Il petrolio era troppo importante per l'economia nigeriana per usare la diplomazia nei riguardi degli oppositori. Tutte le comunità del delta del Niger sul cui territorio erano stati scavati i pozzi, erano in attesa di vedere quale sarebbe stata la reazione del nuovo potere alle richieste degli Ogoni. Se fossero state soddisfatte, anche loro avrebbero presentato una carta dei diritti. Il 21 maggio 1994, Saro-Wiwa doveva intervenire e prendere la parola durante una manifestazione locale, quando la polizia lo mise agli arresti domiciliari. La gente che intanto si era radunata, lo aspettava; la tensione era altissima. In quella occasione, i quattro capi conservatori furono uccisi dalla folla. Non è ancora chiaro chi furono i veri istigatori del delitto. Sta di fatto che pur non essendo presenti, Saro-Wiwa e altri militanti del Mosop furono arrestati “per aver incoraggiato la gente a compiere quell'omicidio”, così sostenne il governo. Il giorno seguente, senza che ci fosse alcun riscontro concreto, i nove accusati furono gettati in prigione, sottoposti a gravi violazioni dei diritti umani e condannati alla pena di morte per impiccagione. Non ci fu per loro alcuna possibilità di ricorrere in appello. Il 10 novembre del 1995, tra la sorpresa e lo shock della comunità internazionale , furono giustiziati. La terra della comunità Ogoni fu invasa, i villaggi bruciati e fu fatta strage della popolazione. Molti si rifugiarono negli Stati vicini, come il Benin, dove trovarono ospitalità nei campi profughi. La terra degli Ogoni fu pattugliata giorno e notte dai soldati, furono erette delle barriere per ostacolare il libero movimento delle persone e per terrorizzare la gente rimasta. La lotta di questo popolo catturò l'interesse della comunità internazionale e portò a delle sanzioni severe contro la Nigeria che venne tra l'altro sospesa dal Commonwealth . Le stesse Nazioni Unite imposero delle sanzioni fino a quando in quel Paese non fu instaurato un governo democratico. Il ruolo che la Shell ebbe in tutta la vicenda e le esecuzioni che seguirono, portarono a una campagna internazionale di boicottaggio dei suoi prodotti. ![]() 08 Novembre 2005
qualcosa di frivolovorrei ballare "dos gardenias" a lume di candela con la persona che mi piace
vorrei passare una serata tra le sue braccia con del buon vino rosso , intorno candele accese ... musica soul ... vorrei svegliarmi aprire gli occhi e trovare i suoi vorrei sentire il suo respire accanto ..il suo calore vicino .. addormentarmi cullata dal suo odore vorrei addormentarmi guardandolo vorrei passare ore e ore a fargli i grattini vorrei vedere i suoi occhi sorridenti e luminosi ..il suo sorriso solare .. la luce che emana ogni secondo ogni istante della mia vita vorrei che anche lui vibrasse quando mi vede quando mi sente quand mi sfiora vorrei che nella testa enel cuore non avesse l'altra ... ma avesse solo me .. forse vorrei solo essere la sua piu' grande amica ... vorrei solo stargli vicino ogni secondo della mia vita .. non importa come .. basta che ci sia vorrei poterlo annusare ogni secondo .. prenderne l'odore .. memorizzarlo ... farlo diventare un ricordo presente vorrei cenare a lume di candela con lui ... ridere sorridere ... vorrei poterlo riempire di baci coccole grattini .. vorrei fargli i massaggini ai piedi vorrei... vorrei che volesse le cose chevoglio io ... vorrei non esserermi innamorata vorrei che lui mi 'desiderasse' anche solo 1/1000 di quanto lo desidero io 31 Ottobre 2005
Le morti in CarcereIn carcere si muore (di "aritmia maligna")
Marcello Lonzi, 29 anni, tossicodipendente, detenuto per tentato furto, con soli quattro mesi di reclusione ancora da scontare, viene "trovato morto" l’11 luglio 2003 nella sua cella del carcere Le Sughere di Livorno - carcere sovraffollato, pieno di detenuti in attesa di giudizio e con un record di suicidi . La famiglia sarà avvertita solo 12 ore dopo. All'autopsia, eseguita senza prima avvertire i familiari, il medico legale parla di "cause naturali". Le testimonianze, le ferite e il lago di sangue nella stanza ci raccontano un'altra verità, ma il Pm - lo stesso coinvolto anni fa in una storia troppo simile e lo stesso che ordinò l'irruzione al C.S. Godzilla - ha chiesto e ottenuto l'archiviazione, passando sopra ai troppi dubbi su quella notte, in cui si era tenuta una protesta spontanea dei detenuti della sezione. Una morte che non è che la punta dell'iceberg. Chi è transitato dalle Sughere racconta una quotidianità di umiliazioni, pestaggi, "celle lisce" e "terapie" a base di botte. Nel frattempo la madre di Marcello, nel suo muoversi alla ricerca della verità, è oggetto di intimidazioni e minacce più o meno esplicite e più o meno legali. Indymedia 28 Ottobre 2005
Sombrero Falce e Martello![]() Tina Modotti Le Radici Della ViolenzaE' l'ignoranza che crea la violenza...
Guarda per la strada il ragazzo che non sa, forse ha la ragazza ma che farsene non sa, potrebbe fare tante cose ma voglia non ne ha perche' gia' sta bene con i soldi di papa'. Con il motorino va in giro di qua e di la' se trova un marocchino Òse era pe' iddhru lu spara . Nienti cangia intra lu ghettu ... Perche' in Italia c'e' questa realta' vieni condannato alla tua poverta', la tua ignoranza serve alle autorita' perche' la cultura si paga a suon di milioni e sempre pi e' dei padroni, quelli che girano nei macchinoni sempre pronti a fare proclami. Intanto il povero nei ghetti e' relegato la dominanza e' il suo stato solo questo la strada gli ha insegnato: il pi violento viene rispettato. Ma e' l' ignoranza che crea la violenza... Guarda per la strada il ragazzo che non ha niente abituato alla violenza del disprezzo della gente che lo vede povero e lo ritiene pezzente poche strade ha per non essere un perdente quella della violenza non gli costa proprio niente con un'arma in mano acquista il rispetto della gente. E' l' ignoranza che crea l'intolleranza di gente cieca e senza coscienza, che e' violenta ma non per esigenza e' solo vittima della sua stessa esistenza. E poi le immagini che ogni giorno ti fanno vedere le fanno diventare cosa quasi normale, anche un omicidio puo' sembrare banale il fatto e' che ad alcuni li fa anche esaltare, violenza che da' fuoco all'alienazione e poi alla fine invece che insegnare crea panico e indifferenza totale. Giovane che mi ascolti non essere un violento usa l'energia che hai per il bene che porti dentro quello che e' importante e' solo il sentimento dell'amore per se stessi e di tutto quello che c'e' intorno. Ma e' l'ignoranza che crea l'intolleranza di gente cieca e senza coscienza che e' violenta, ma non per esigenza: e' solo oppressa dalla sua stessa esistenza. 26 Ottobre 2005
Della santache'La più eloquente descrizione dell'approccio che ha il governicchio di destra ed estrema destra verso il tema del diritto allo studio è magistralmente sintetizzato nell'espressione, un po' primordiale, ma assolutamente comunicativa, dell'on. Daniela Santanchè. Quel dito medio alzato verso gli studenti significa, nel gergo raffinato dei salotti che la signora nera frequenta (a detta dei giornali, perché noi non ne abbiamo esperienza diretta), una cosa sola e molto chiara: "Vi abbiamo fottuti". Certo, l'espressione può sembrare un pochino forte, magari qualche bacchettone della sinistra storica e bibliofila potrebbe opinare che non si addice ad una signora e per di più parlamentare, soprattutto quando si rivolge ai cittadini che amministra, ma il partito della dama in questione ha un'anima populista, pardon, popolare, e quindi non esita a scommettere su forme comunicative da scaricatori di porto in cassa integrazione, pur di farsi capire bene. E infatti gli studenti, per quanto notoriamente zucconi e poco inclini all'ascolto, hanno compreso. Perciò hanno deciso che la lotta continua. Hanno pensato che questi non fossero insulti, ma la cifra identificativa della destra padronale (si può dire ancora?) e fascista, ché i lacché del potere non sono nuovi al turpiloquio ed al dileggio arrogante del popolo quando questo non obbedisce disciplinatamente ma rivendica ciò che è suo: diritti e spazi vitali. Da tempo, tanto tempo, invitiamo a riflettere su questo carattere delle destre, sul loro rifiuto della critica storica e sociale in favore di un revisionismo a tutto campo che abolisce il pensiero e celebra la falsificazione storica, letteraria, filosofica. Da tempo cerchiamo disperatamente di dire che la scuola democratica (cioè pubblica, laica e gratuita) è l'unico baluardo vero e concreto alla passivizzazione delle risorse intellettuali del nostro paese, e che proprio per questo essa è oggetto di un attacco così sfrenato. Da tempo sollecitiamo azioni decise di tutto il popolo democratico in difesa delle poche garanzie rimaste in tal senso e all'attacco per nuove e più avanzate conquiste. Ma tutte le nostre parole, i nostri ragionamenti ed i nostri argomenti svaniscono di fronte alla dimostrazione concreta, fattuale dell'idea di scuola e di esercizio dei diritti che i fascisti oggi al potere conservano. Sentiamo quindi la necessità di ringraziare la signora per l'elegante dimostrazione delle convinzioni che albergano dalle sue parti in materia di democrazia, per questa erudita lezione di teoria e prassi politica di governo. No, intendiamoci: non riteniamo un affronto alla democrazia l'insulto fatto agli studenti che chiedono il diritto di studiare in una scuola migliore e democratica lanciato da una parlamentare in carica. Riteniamo invece un gravissimo atto di arroganza il fatto che la parlamentare pensi che i cittadini siano la controparte, quelli da battere o, dato il gesto, da "fottere", e non i veri sovrani della Repubblica ai sensi della Costituzione (o di quel che ne è rimasto). Chi pensa che destra e sinistra siano lo stesso, purché si eleggano persone per bene, è doppiamente servito: la destra non solo è fascista, e quindi per definizione antidemocratica, ma è pure squalificata sul piano dei comportamenti e delle convinzioni più banali. Per parte nostra ci auguriamo che gli elettori, anche quelli di destra, decidano di lasciare quelli come la nostra signora dal maquillage straordinariamente intonato e dalla mimica straordinariamente efficace, a curare i loro affari sugli yacht dei nullafacenti miliardari appassionati di corse, di donne e di altre amenità stupefacenti. La loro presenza nelle istituzioni, in quei posti strani e spesso oscuri dove si fanno le leggi che poi noi dobbiamo rispettare è oltremodo pericolosa, e non solo per chi vota a sinistra. Se non vogliono farlo per la democrazia, lo facciano almeno per il galateo, o come dicono i servi ricchi, per il bon ton. Il Dito ...19 Ottobre 2005
Order 81Con il pretesto di aiutare l'Iraq a camminare con le proprie gambe, gli Stati Uniti stanno riconvertendo il sistema agricolo tradizionale del paese in un apparato corporativo stile americano.
È stata addirittura creata una legge - l'Order 81 - per far sì che ciò avvenga. Carbone a quelli di Newcastle. Ghiaccio agli Eschimesi. Thé ai Cinesi. Queste per antonomasia le astuzie del perfetto commerciante, dello scaltro venditore capace di vendere persino a coloro che non hanno necessità di acquistare. A questa lista possiamo ora aggiungere - grano agli Iracheni. L'Iraq è parte della "mezzaluna fertile" della Mesopotamia. È qui che, dall'8500 all'8000 avanti Cristo circa, l'uomo ha cominciato a coltivare grano, è qui che l'agricoltura è iniziata. In tempi recentil la produzione di grano è precipitata dal 1.236.000 di tonnellate nel 1005 alle 384.000 tonnellate del 2000. Le ragioni per le quali ciò è successo variano in base alla persona a cui rivolgi la domanda. Un comunicato stampa dal Comando Generale degli Stati Uniti riporta che questa regione non è stata capace di far fronte alla domanda di grano dell'Iraq. nel 1997 l'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) scoprì che: "I raccolti ... rimangono bassi a causa della scarsa preparazione del terreno, dovuta a una mancanza di macchinari, basso uso di input produttivi, una qualità del suolo e strumenti di irrigazione in deterioramento" e che "La fauna è diminuita enormemente a causa di gravi carenze di cibo e vaccini durante gli anni dell'embargo" Abu Ghraib, molto prima di diventare la prigione più malfamata del mondo, era conosciuta per il fatto di ospitare non detenuti, bensì sementi. Nei primi anni '70, si cominciò a conservare i campioni delle molte varietà utilizzate dai contadini iracheni nella banca genetica nazionale del paese, situata nella città di Abu Ghraib. Invero una delle varietà indigene di grano più note dell'Iraq si chiama "Abu Ghraib". Gli USA, tuttavia, hanno deciso che, malgrado i diecimila anni di tradizione, gli Iracheni non sanno quale frumento dà migliori rese sul loro stesso terreno, e che sarebbe meglio per loro importare qualche nuova varietà americana. Con la scusa, quindi, di aiutare l'Iraq a camminare di nuovo con le proprie gambe, gli Stati Uniti stanno riconvertendo il sistema agricolo tradizionale del paese in un apparato corporativo stile americano. I contadini iracheni vengono istruiti su come coltivare il raccolto per l'esportazione. Con i soldi così guadagnati (dopo aver finito di pagare semi e prodotti chimici per l'anno successivo) potranno acquistare cibo per sfamare le loro famiglie. Con la scusa dell'aiuto, Gli USA li hanno incorporati nell'economia globalizzata. Nel mondo, migliaia di varietà tradizionali sviluppate attraverso i millenni sono state abbandonate in favore di pochi nuovi ibridi, tutti di proprietà di un numero ancora minore di giganti multinazionali. Come conseguenza, il Messico ha perso l'80% delle sue specie di frumento dal 1930. Almeno 9.000 varietà di grano cresciuto in Cina sono andate perse dal 1949. Poi nel 1970 negli Stati Uniti, l'uniformità genetica ha causato la perdita di granoturco stimato in almeno un miliardo di dollari poiché l'80% delle varietà cresciute erano predisposte ad una malattia nota come "ruggine meridionale delle foglie." Avendo espulso Saddam, l'America si sta ora comportando come un dittatore essa stessa. Ha deciso che ciò che ne sarà dell'Iraq, e si sta impegnando per farlo, senza minimamente chiedersi ciò che gli Iracheni vogliono. La parte più significativa dell'Order 81 è il nuovo capitolo che introduce la PVP, "Plant Variety Protection". Questa non si occupa della protezione della biodiversità, bensì della protezione degli interessi commerciali delle grandi corporation dell'agro-business. Per essere conformi alla PVP, le sementi devono soddisfare i seguenti criteri: devono essere "nuove, distinte, uniformi e stabili" In breve ciò che l'America ha fatto non è stato ristrutturare l'agricoltura irachena, ma smantellarla. Tutte quelle persone i cui avi hanno padroneggiato la coltivazione del grano saranno costrette a pagare per garantirsi il privilegio di coltivarlo per qualcun altro. E con questo l'eredità più antica del mondo diventerà soltanto un altro ingranaggio della vasta catena di rifornimento statunitense. 14 Ottobre 2005
La Coca-Cola e il Vino Mariani ..Ange Mariani è il vero inventore di una bevanda chiamata Vin Mariani e John Styth Pemberton, inventore ufficiale della Coca-Cola, non è che un semplice impostore. Anche se la World Company di Atlanta ha fatto di tutto per allontanare dal georgiano Pemberton qualsiasi sospetto di plagio.
![]() Ange Mariani (1838-1914), nato in Corsica e rampollo di una famiglia di medici e farmacisti. Mariani scopre autori antichi che descrivono come gli Incas, grazie a un pugno di foglie di coca «…possano camminare senza mangiare e due volte più velocemente e altre cose simili»(9). Mariani si interessa alla foglia dell’arbusto che si chiama coca e che contiene (lo sappiamo da poco) un alcaloide chiamato cocaina… Fa dunque costruire a Neuilly-sur-Seine una serra dove coltiva diverse varietà di piante di coca, testando gli effetti della macerazione delle foglie nel vino, utilizzando l’alcol come solvente. Da buon commerciante si preoccupa del sapore del suo prodotto scegliendo un vino Bordeaux ed eliminando le foglie più amare (che hanno un alto tasso di cocaina) per utilizzare solo quelle dal sapore migliore. Le prove continuano e l’otorino Charles Fauvel gli fa notare che la sua preparazione ha effetti anestetici; da qui la prima uscita, nel 1871, del Vin Mariani proposto ai cantanti. In effetti, un bicchiere di vino bevuto prima della rappresentazione migliorava sensibilmente la qualità della voce. A questi seguirono gli attori… tra i quali Sarah Bernhardt, solita vuotare d’un sol fiato, nel suo camerino, un bicchiere di Vin Mariani prima di entrare in scena. CocainaI grandi della storia e la coca
Solo i Vip d'oggigiorno? Neanche per sogno. La coca, nelle sue diverse forme, è consumata da millenni. La parola “coca” deriva da kuka, il nome della pianta in lingua quechua. Tuttavia pare che le sue origini risalgano al linguaggio degli Aymara, una popolazione pre-incaica che già la coltivava: in lingua aymara, coca significherebbe semplicemente pianta o albero. La sua grande diffusione, in Europa, avviene nel'Ottocento, quando viene riconosciuta come medicinale (1890) e grazie a un giovane chimico corso, Angelo Mariani, che realizza un vino a base di coca dal successo travolgente. Piace ai vip di ogni genere... papi compresi. Chi sono stati ..... mhh .... vediamo un po' ... Amerigo Vespucci (1454-1512) fu probabilmente il primo europeo a descrivere la masticazione di foglie di coca in uso presso le popolazioni del Nuovo Mondo. Nel 1662, l'inglese Abraham Cowley (1618-1667) scrisse una poesia intitolata A Legend of Coca. Si ritiene sia il primo tributo letterario alla sostanza. Papa Leone XIII (1810-1903) comparve addirittura in un manifesto pubblicitario del "vino Mariani" e premiò il chimico corso con una medaglia ad honorem. Grande generale e diciottesimo presidente degli Stati Uniti. Ulysses S. Grant (1822-1885) consumava il vino alla coca tutti i giorni Un altro papa che sapeva come tirarsi su nei momenti difficili: Pio X (1835-1914), grande estimatore del vino "addizionato" e addirittura santo Auguste Rodin (1840-1917). Il consumo di coca, anche qui attraverso il vino Mariani, riguarda anche un mostro sacro della scultura. La "divina" Sarah Bernhardt (1844-1923), immensa attrice di fine Ottocento, beveva il vino Mariani per sostenere lo stress da palcoscenico. Si racconta che Robert Louis Stevenson (1850-1894) avesse pensato i personaggi di Dr. Jekyll e Mr. Hyde come due opposti effetti della cocaina, che gli era stata prescritta da Sigmund Freud come antitubercolare. La cocaina fu approvata come medicinale nel 1890. Ma già sei anni prima, l'allora giovane neurologo viennese Sigmund Freud (1856-1939) aveva applicato i suoi studi sulla sostanza, che egli raccomandava come toccasana per moltissime malattie, tra cui la depressione di cui era afflitto. Altra "divina", questa volta italiana. Eleonora Duse (1858-1924), grande attrice teatrale e prima diva del cinema muto, aveva bisogno di un "aiutino" per affrontare il pubblico. ecc... 03 Ottobre 2005
Mi sono innamorata ...![]() Il classico colpo di fulmine .. entro al Guggenheim Museum , lo vedo .. e mi innamoro .... 17 Settembre 2005
Referendum in BrasileIl 23 ottobre in Brasile si terra' un referendum popolare che avra' grosse ripercussioni in tutto il mondo. Dopo la campagna lanciata dal presidente Lula per una consegna spontanea delle armi da fuoco, che ha avuto molto successo, i parlamentari del Pt (Partito dei lavoratori) hanno deciso di chiamare alle urne il popolo brasiliano per decidere se sara' lecito o no il commercio delle armi da fuoco e munizioni cosi' come sta avvenendo ora.
Il quesito referendario e' questo: "Volete che il commercio delle armi da fuoco e munizioni venga proibito in Brasile?". Il "si'" chiede la proibizione del commercio delle armi, il "no" invece punta a mantenere la situazione attuale. Per dirsela chiara: non potremo mai impedire i crimini e le guerre se non cominciamo a impedire l'uso, e quindi la detenzione, il commercio e la fabbricazione delle armi. E' ora di cominciare. In Brasile si sta cominciando: il referendum per proibire il commercio delle armi da fuoco che si svolgera' tra poche settimane ci riguarda, riguarda l'umanita' intera. Poiche' e' un passo decisivo verso il disarmo, e senza disarmo molte persone moriranno ancora di morte violenta. Francesco Comina 22 Agosto 2005
Schiavismo e DisneyGadgets Ealt Disny sono le prove a carico in un dossier sugli abusi dei diritti umani nelle fabbriche cinesi: migliaia di operai cinesi pagati 60 euro al mese per 13 ore al giorno di lavoro;vittime di una tragica serie di incidenti in fabbrica: dita e mani amputate, morti sul lavoro.
Uno dei fornitori della Disney è l'azienda tipografica Hung Hing, posseduta da azionisti di Hong Kong e con tre fabbriche nella città meridionale di Shenzhen. Dagli stabilimenti della Hung Hing escono fumetti, libri educativi per bambini, giochi interattivi, scatole colorate. Non solo con il marchio Walt Disney. La Hung Hing fornisce pubblicazioni per l'infanzia anche ad altre multinazionali americane come Mattel e McDonalds. Le immagini gioiose di questi prodotti per bambini sono in contrasto con le condizioni di vita degli operai, ai limiti dello schiavismo. Un trucco per spremere gli straordinari gratis consiste nell'aumentare gli obblighi di produttività: a un reparto è stato fissato l'obiettivo di migliorare il rendimento del 30% alzando la produzione di agendine a 520 l'ora; se quell'obiettivo non è raggiunto a fine giornata gli operai devono fermarsi in fabbrica finché non hanno completato la produzione, senza aver diritto a un compenso. Le aziende addebitano agli operai fino a 185 yuan al mese per le spese di alloggio e vitto, anche se si tratta di dormitori con stanze di 8 letti in 12 metri quadrati, e il cibo "è di una qualità così infima che si vede dal colore che ha". Nei reparti di produzione regna un calore oppressivo e non ci sono ventilatori. Un giorno di assenza dal lavoro viene sanzionato con 100 yuan di multa. Quando degli operai hanno osato protestare per chiedere dei miglioramenti salariali, sono stati picchiati dalle guardie giurate, e i capi dell'agitazione sono stati licenziati. 06 Agosto 2005
Nigeria Niger, tre milioni e mezzo di morti di fame; drammatica la situazione anche in Mali e nei paesi vicini.
Lancia l'allarme l'Onu; non lo raccoglie nessuno. Tre milioni e mezzo di nigeriani stanno per morire di fame, incapaci ormai persino di coltivare i campi. Il mondo non trova diciotto milioni di dollari, il governo non distribuisce le scarse scorte per non turbare i prezzi di mercato. L'allevamento è stato messo in ginocchio dalla privatizzazione del servizio veterinario voluta dagli organismi internazionali e il governo ne condivide le dottrine. La popolazione, che l'anno scorso ha subito l'invasione di locuste, muore in silenzio. La stampa non ne parla, i media tacciono. Fino a sei settimane fa non era arrivata una donazione: ora che giungono le immagini dei bambini morti di fame, qualcosa si muove, mentre ormai è vero dramma e milioni di persone sono in fin di vita nell'indifferenza totale. Questo accade mentre i paesi sviluppati riducono gli aiuti fino a cifre ridicole, impegnati come sono a portare la civiltà e a difendersi dal "terrorismo". Il lato tragico di queste crisi è che vengono monitorate minuto per minuto, e lasciate incancrenire semplicemente ignorandole. Un nuovo modo di operare la pulizia etnica di quelle popolazioni che vivono nelle aree politicamente ininfluenti del paese; giocato addirttura con il rifiuto degli scarsi aiuti internazionali. Se si fosse risposto all'allarme in tempo sarebbe bastato 1 dollaro a persona per rimediare, ora ne sono necessari 80. Ogni anno muoiono circa 5 milioni di persone per fame, quelli indicati dall'allarme sono esclusi dal "solito" tributo annuale alla nostra indifferenza. 31 Luglio 2005
Nestlè Denunciata per Lavoro Minorilel'International Labor Rights Fund ha depositato presso la Corte federale di Los Angeles una denuncia contro Nestlé, Archer Daniels Midland (ADM) e Cargill, tre compagnie che importano cacao dalle coltivazioni della Costa d'Avorio, maggior produttore mondiale, accusandole di traffico di bambini, torture e lavoro forzato - riporta RsiNews, sito di informazione sulla Responsabilità sociale delle imprese. La denuncia, avviata dallo studio legale dell'Alabama "Wiggins, Childs, Quinn & Pantazis", riprende le accuse di tre persone, che al momento dei fatti erano minorenni, e risiedono nella città di Sikasso, nel Mali dove dal 1996 ad oggi si calcola siano stati a migliaia i bambini costretti ai lavori forzati.
Secondo l'accusa i bambini, originari del Mali, furono trasferiti in Costa d'Avorio e costretti a lavorare 12-14 ore al giorno per sei giorni la settimana, senza essere pagati, con poco cibo, costretti a dormire in stanze affollate, chiuse a chiave e sorvegliate, e spesso frustati. Nel Mali non c'è possibilità di chiedere risarcimenti per atti compiuti fuori dal Paese, mentre il sistema giudiziario della Costa d'Avorio, notoriamente corrotto, non risponderebbe alle accuse di cittadini stranieri contro i potenti produttori di cacao. I fatti sono avvenuti tra il 1996 e il 2000. L'International Labor Rights Fund giudica "inammissibile che Nestlé, ADM e Cargill abbiano ignorato i ripetuti e ben documentati allarmi, lanciati diversi anni fa, sul fatto che le coltivazioni di cacao da loro utilizzate impiegano bambini schiavizzati. Le tre compagnie avrebbero potuto fermare questa situazione anni fa, ma hanno scelto di guardare da un'altra parte. Ci siamo rivolti alla Corte come ultima scelta". Nei principi aziendali di Nestlé, si afferma che la compagnia "è contro qualsiasi forma di sfruttamento dei bambini. La Società non dà lavoro ai bambini prima che abbiano completato il loro iter formativo obbligatorio, come stabilito dalle autorità preposte. Chiede, inoltre, che i propri partner applichino i medesimi standard". Nel Codice etico di Archer Daniels Midland, al paragrafo sul lavoro minorile si afferma che la compagnia "sostiene i partner che trattano i lavoratori con dignità e rispetto, seguendo le leggi locali sul lavoro. ADM non tollererà l'impiego e lo sfruttamento di lavoratori al di sotto del limite di età legale o il lavoro forzato, e non utilizzerà consapevolmente fornitori che impieghino tali lavoratori o metodi di lavoro". Nell'illustrare la propria posizione sul lavoro nell'industria del cacao, Cargill afferma che "trattamenti abusivi nei confronti dei bambini, in agricoltura o in qualsiasi altra industria, non sono accettabili". "Nel settembre 2001, i rappresentanti dell'industria del cioccolato e del cacao statunitense ed europea avevano sottoscritto un protocollo, preparato insieme a due parlamentari democratici americani, il senatore Tom Harkin e il deputato Eliot Engel, da cui ha preso il nome di Protocollo Harkin-Engel. Con tale documento, l'industria s'impegnava a diverse azioni, per eliminare le peggiori forme di lavoro minorile in Africa occidentale, tra cui un sistema di certificazione volontaria, da attuarsi entro il 1° luglio 2005. Tale termine è passato, senza che la scadenza sia stata rispettata. I firmatari del protocollo, però, hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta, in cui ribadiscono i propri impegni" - riporta RsiNews. Da tempo è attiva a livello internazionale la Campagna Anti-slavery che denuncia le diverse forme di schiavitù tuttora presenti nel mondo. 18 Luglio 2005
Il karma e la reincarnazione"Per l'anima non vi è nascita nè morte. La sua esistenza non ha avuto inizio nel passato, non ha inizio nel presente e non avrà inizio nel futuro. Essa è non nata, eterna, sempre esistente e primordiale. Non muore quando il corpo muore." (Bhagavad-gita 2:20)
Può sembrare che ciò che si pensa su ciò che succede dopo la morte non sia così importante, e che ciò che veramente conta sia solo come si vive qui e adesso. Ma che dire se le due cose fossero strettamente connesse? Che dire se ciò che si fa ora influisse in modo determinante sul futuro e le mie attività del passato avessero ora i loro effetti? Con un'analisi approfondita, inoltre, si può osservare che lo stile di vita nelle diverse culture del mondo si può facilmente mettere in relazione al concetto che ciascuno ha della vita dopo la morte. Spesso è proprio questo che modella l'intera impostazione culturale. Sebbene i particolari della trasmigrazione dell'anima, la reincarnazione, siano differenti da religione a religione, le basi scientifiche di questo credo o i princìpi su cui si fonda, sono gli stessi. In sostanza il concetto è che la forza vitale, o l'essenza che distingue un corpo vivente da uno morto, sopravvive alla morte del corpo; bisogna passare di corpo in corpo, proprio come in questa vita si passa dall'infanzia all'adolescenza e dall'adolescenza alla vecchiaia, fino a quando non si raggiunge la perfezione, vale a dire la relazione di puro amore per Dio che rende coscienti della propria posizione originale. Fino a che non saremo abbastanza puri e desiderosi di ricongiungerci a Dio, torneremo più e più volte a prendere nuovi corpi materiali al fine di purificare appunto la nostra coscienza da tutti i desideri di natura materiale. 30 Giugno 2005
Zapatero ...Il Parlamento spagnolo ha approvato la nuova legge che legalizza il matrimonio omosessuale, equiparandolo a quello tradizionale. Il provvedimento, fortemente voluto dal premier socialista José Luis Zapatero, ha ottenuto 187 voti a favore, 147 contro e 4 astensioni. E rivoluziona l'istituto delle nozze, stabilendo che le unioni gay hanno lo stesso status di quelle eterossessuali, con tutti i diritti che ne conseguono: eredità, pensione e adozione di bambini.
La legge sui matrimoni omosessuali approvata oggi in via definitiva dal Congresso dei deputati spagnolo modifica l’articolo 44 del Codice civile. Il testo recitava fino ad oggi: «L’uomo e la donna hanno diritto di contrarre matrimonio conformemente alle disposizioni di questo codice». Si aggiunge ora un’altra singola frase: «Il matrimonio avrà i medesimi requisiti ed effetti, che i due contraenti siano dello stesso sesso o di sesso diverso». La nuova legge modifica poi altri 16 articoli del Codice civile limitandosi però ad adeguare il linguaggio: invece di marito, moglie, padre, madre si dice coniuge o genitore. Per evitare contestazioni una disposizione aggiuntiva afferma: «Le dispozioni legali contenenti qualunque riferimento al matrimonio si intendono applicabili indipendentemente dal sesso dei contraenti». Senza che sia necessario esplicitarlo, le modifiche consentono l’adozione congiunta da parte delle coppie gay, o la co-adozione; cioè l’adozione da parte del coniuge della madre o del padre di un bambino (opportunità questa che è nei fatti la più concreta per le coppie omosessuali, soprattutto lesbiche; se una delle partner ha avuto un figlio, per vie naturali o per inseminazione artificiale, l’altra non poteva fino ad oggi avere alcun diritto legale sul bambino). L’adozione congiunta del resto risulterà un percorso quasi impossibile per le coppie gay spagnole: i paesi da cui proviene la grandissima maggioranza dei bambini adottati non permettono l’affidamento ad omosessuali. 28 Giugno 2005
Cuba e VenezuelaPer molto tempo c’è stato solo un paese in America Latina che offriva assistenza sanitaria gratuita ai cittadini. Oggi sono due. I governi di questi paesi pensano che l’assistenza sanitaria sia un diritto umano di base. Cuba, famosa per l’assistenza sanitaria, e il Venezuela, famoso per il petrolio, hanno iniziato uno scambio a beneficio della popolazione di entrambi i paesi. Rispetto al libero mercato, potrebbe rappresentare un esempio di grandissima importanza.
Chi si metterebbe contro? Condoleeza Rice che ha affermato che Hugo Chàvez rappresenta un “vero problema” soprattutto se “continuerà a mantenere i contatti con Fidel Castro, perché darà a quest’ultimo l’opportunità di danneggiare nuovamente la politica dell’America Latina”. Nella stessa intervista Rice elogia la Russia contrapponendola all’Unione Sovietica: “Stanno succedendo cose affascinanti in economia”, ha detto con entusiasmo citando, come esempio di “notevole” progresso, il fatto che “Putin dice alla gente che dovrà pagare l’assistenza sanitaria”. Condoleeza Rice, che viene dall’Alabama, una terra dove molta gente non può permettersi un’assistenza sanitaria adeguata, è ora diventata un membro dell’elite delle multinazionali: è presente nella giunta dei direttori di giganti dell’industria tipo Transamerica, Charles Schwab e Hewlett Packard. Come il capo, il presidente George W. Bush, ed altri membri del gabinetto, ha investito parecchio denaro nell’industria del petrolio e, attraverso la Chevron Corporation, ha interessi diretti in Venezuela. Nel 1995, anno in cui ha firmato un accordo a Caracas per lo sfruttamento del campo petrolifero Boscan, per un periodo dai 20 ai 30 anni, Chevron ha messo alla sua petroliera più grande il nome di uno dei membri della giunta di direttori: guarda caso, proprio Condoleezza Rice. Dopo di che Rice, nel 2001, è stata nominata Consigliera per la Sicurezza Nazionale. Chevron, onde evitare connessioni ovvie, ha cambiato il nome della petroliera. Ora la Segretaria di Stato è Miss Petroliera 1995, incaricata di applicare la politica Usa in tutti gli altri paesi. Non sorprende che sia così scatenata a sostenere iniziative contro Chàvez, come lo sciopero del 2002, che allora devastò l’economia venezuelana. Non sorprende neanche che l’alleanza tra L’Avana e Caracas stia provocando grande costernazione nell’amministrazione Bush. Libero mercato. Per decenni l’Avana si è rifiutata di essere controllata dai meccanismo di mercato di Washington, ad esempio dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), perché questi meccanismi comportano una diminuzione del benessere nazionale e un aumento del debito estero. Nel 1985, a Cuba, si è tenuta una conferenza sulla crisi del debito dell’America Latina e i delegati hanno chiesto, senza successo, una revisione totale del rapporto tra nazioni debitrici e nazioni creditrici. Ora il Venezuela è diventato un alleato nella resistenza alla schiavitù finanziaria, anche se, a differenza di Cuba, fa parte di istituzioni finanziarie internazionali come il FMI. Invece di arrendersi all’Area del Libero Mercato delle Americhe, ALCA, che Washington vorrebbe imporre, Venezuela e Cuba hanno fondato l’Alternativa Bolivariana per le Americhe (ALBA), nello sforzo di unificare i paesi latinoamericani e continuare così, nel secolo XXI, il lavoro del venezuelano Simón Bolívar e del cubano José Martí. Il 14 dicembre i presidenti Fidel Castro y Hugo Chávez hanno firmato un accordo “per un processo di integrazione” che include “l’interscambio di beni e servizi che meglio corrispondano alle necessità economiche e sociali di ambo i paesi”. L’alfabetizzazione: “Ambo le parti lavoreranno insieme e in collegamento con altri paesi latinoamericani per sradicare l’analfabetismo nei paesi terzi” (articolo 5). Il metodo di insegnamento cubano, conosciuto come “Si, si può”, sta aumentando il livello di alfabetizzazione in Venezuela e viene usato in molti altri paesi: Argentina, Bolivia, Ecuador, Haiti, Honduras, Messico, Mozambico, Nuova Zelanda, Nicaragua, Nigeria e Perú. Per creare quella democrazia che George Bush vuole portare nel mondo, c’è qualcosa di più importante? Perché Washington non appoggia l’allargamento dell’alfabetizzazione, tanto necessario per una vera democrazia? L’obiettivo di “sradicare l’analfabetismo nei paesi terzi” fa paura all’amministrazione Bush. Sempre nell’intervista dello scorso ottobre, Rice afferma che “la chiave” per fermare Hugo Chàvez “è mobilitare la regione perché vigili e controlli”. Spiega che “noi non possiamo farlo da soli… ma l’OEA può fare molto”. Il 20 novembre l’“Washington Post” ha appoggiato Rice, già in partenza per il Dipartimento di Stato, con un editoriale titolato “Vigilare sul Venezuela” nel quale si dice che il piano Rice per isolare Chàvez “è una politica del tutto sensata”. Ma la miccia è accesa. A dicembre il Venezuela ha dato avvio alla costituzione dell’Unione Sudamericana (o Comunità Sudamericana di Nazioni) con l’obiettivo di creare una zona di libero mercato tra gli stati membri: Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Paraguay, Perù, Uruguay e Venezuela. Un’importante espressione di questa unità è Telesur, un canale televisivo che, da quest’anno, informa sull’America Latina dall’America Latina. A gennaio, una volta assunto il nuovo incarico, la Segretaria di Stato Rice, fedele al suo piano, non ha perso tempo a cercare di distruggere quest’unità. Il Dipartimento di Stato ha inviato lettere ai leader dei paesi latinoamericani perché prendano posizione contro Chàvez nel contenzioso tra Venezuela e Colombia. Nessuno ha risposto all’appello del Dipartimento di Stato. La pressione Usa ha dimostrato di essere inutile, aggravando il conflitto. Il presidente colombiano Álvaro Uribe ha chiesto l’aiuto niente di meno che di Fidel Castro. Castro ha mandato il ministro degli Esteri, Felipe Pérez, a Caracas. Anche Brasile e Perù hanno preso parte alla mediazione. Ma, come ha pubblicamente dichiarato Uribe, l’aiuto di Castro, che si è incontrato con Chàvez a Caracas, è stato cruciale per una soluzione pacifica. E’ un’ironia che proprio Cuba sia stata in grado di mediare con successo senza neppure essere membro dell’OEA, perché espulsa nel 1962, quando durante l’Operazione Mangusta, un altro tentativo dopo la Baia dei Porci di buttare giù il governo cubano, Washington tentò di metterle contro i paesi latinoamericani. L’amministrazione Bush e i mezzi di comunicazione hanno intensificato gli attacchi contro Hugo Chávez e Fidel Castro. Quando il 18-19 gennaio è stata confermata al Senato, Rice ha definito Cuba “una ridotta di tirannia”. Anche se l’etichetta di “nazione terrorista” non fa più paura come un tempo, Cuba resta nella lista delle nazione terroriste stilata dal Dipartimento di Stato. Nessuno riesce razionalmente capire come Cuba possa rappresentare una minaccia terrorista, specie dopo che John Bolton, nel 2002, ha affermato, ricavandone un discredito totale, che il sistema era un coperchio per il bioterrorismo. Così oggi il Dipartimento di Stato usa la parola “tirannia” perché Fidel Castro non è stato eletto da elezioni approvate da Washington, il tipo di elezioni che ebbero luogo nel 1901 sotto occupazione americana, paragonabili a quelle del gennaio in Iraq. Dimenticano che, nel 1952, quando Castro si presentò alle elezioni per il Congresso, Washington appoggiò un colpo di stato che mandò al potere un dittatore, il Generale Fulgencio Batista, cancellando le elezioni e sospendendo la Costituzione. Dimenticano che la legge Helms-Burton del 1996 diceva che gli Usa consideravano illegale la candidatura di Fidel Castro (o di suo fratello Raùl) alle elezioni. Se a Cuba si tenessero elezioni con i due come candidati, il risultato non verrebbe riconosciuto dagli Usa. Hugo Chávez è stato eletto nel 1998 e rieletto nel 2000 con il 59,5% dei voti (nello stesso anno in cui Bush è stato eletto dalla Corte Suprema). Nel 2002 è tornato al governo, due giorni dopo un colpo di stato appoggiato da Washington e acclamato dai mezzi di comunicazione statunitensi, soprattutto dal New York Times. Nel 2004 Chàvez ha vinto un referendum tenuto sotto il controllo degli osservatori internazionali, tra i quali l’ex presidente Jimmy Carter. Malgrado tutto, Rice ha minacciato apertamente il governo legittimamente eletto del Venezuela, affermando che l’OEA deve farsi carico dei “leader che non governano democraticamente, anche se sono stati eletti democraticamente”. L’annientamento da parte degli Usa di governi legittimamente eletti non è nuovo, come si è dimostrato in Brasile, Cile, Repubblica Dominicana e Haiti, per citarne solo alcuni. Attualmente in Venezuela si sta attuando una riforma agraria. Per lo stesso motivo la CIA nel 1954 annientò il governo eletto in Guatemala. Proprio il direttore della CIA, Porter Goss, nella testimonianza data il 16 febbraio al Comitato di Intelligence del Senato, ha citato il Venezuela tra i “possibili scoppi del 2005” perché “Chàvez sta consolidando il suo potere attraverso l’uso di tattiche tecnicamente legali che gli consentono di attaccare i suoi oppositori e intromettersi, con l’appoggio di Castro, nella regione”. Una delle pratiche statunitense per realizzare “un cambio di regime” è stato l’omicidio di massa, documentato durante le udienze del Comitato Speciale di Intelligence del Senato dopo la guerra del Vietnam, quando, per un breve periodo di tempo, alcuni membri del Congresso cercarono di modificare alcune delle pratiche più criminali della politica estera e nazionale degli Usa. Fidel Castro è da sempre un obiettivo. Il 23 febbraio, in uno sferzante discorso davanti alla OEA, il ministro degli Esteri venezuelano, Alí Rodriguez, ha detto: “Le accuse assurde contro il governo non ci interesserebbero se non esistessero una serie infinita di fatti i quali provano che quando si fanno certe dichiarazione è perché, prima o poi, ci sarà un attacco… E’ successo con Allende, è successo con la Repubblica Domenicana, col Guatemala e in molti altri casi. Per questa ragione non possiamo sottovalutare le informazioni dei servizi di intelligence sull’eventuale assassinio del presidente, un uomo che si è più volte sottoposto al voto del popolo venezuelano e che ogni volta è stato legittimamente eletto”. Rodrìguez ha ricordato che l’Articolo 1 dice che l’OEA “non ha altro potere che quello espressamente concesso da questi Statuti, nessuna disposizione l’autorizza ad intervenire in affari che sono sotto la giurisdizione interna degli stati membri”. Ha detto ai membri dell’OEA che, con il dovuto rispetto, il Venezuela “insiste sulla necessità che la giustizia sociale sia considerata una componente fondamentale della democrazia”. Il ministro degli Esteri ha aggiunto che “la democrazia in un paese come il Venezuela, che vive una condizione di grande povertà, è quella di dare alla gran maggioranza del paese l’opportunità di partecipare perché vincere la povertà è la prima ragion d’essere del governo”. Immaginate un governo che considera che la sua prima ragion d’essere superare la povertà. Prima o poi la gente si chiederà: perché Washington si oppone a Cuba, quando è chiaro che Cuba non rappresenta una minaccia per la nostra sicurezza nazionale? Rice la chiama “ridotta di tirannia”, ma la ragione vera è l’esempio che Cuba, che ha disperatamente bisogno di sanità ed istruzione, sta dando al resto del mondo. Fidel Castro rifiuta di dir al popolo che “deve pagare per l’assistenza sanitaria”. E ora Hugo Chàvez, con l’aiuto di Cuba, sta facendo lo stesso in Venezuela. Con i medici cubani che vanno in giro per il mondo, la paura dell’esempio cubano aumenta tra coloro che non hanno alcuna intenzione di affrontare la grande questione del nostro tempo: i milioni di persone che in tutto il mondo non hanno sufficiente assistenza medica e sono analfabeti. Il 18 febbraio, dall’Honduras, Mary Anastasia O´Grady, una delle più accese oppositrici di Castro e Chàvez, ha scritto sulla pagina degli editoriali del Wall Street Journal che Cuba ha inviato, nel 1998, 350 medici nell’Honduras, quando l’uragano Mitch ha devastato il paese già colpito dalla miseria. O´Grady è preoccupata perché i medici cubani sono rimasti a curare la popolazione e perché 600 honduregni stanno studiando medicina a Cuba per adeguare al loro ritorno l’assistenza sanitaria del paese. O´Grady chiama i medici cubani “la fanteria di Fidel” con “un potenziale di indottrinamento, una maniera di preparare il terreno nei paesi poveri perché siano pronti quando si presenterà l’opportunità politica, com’è successo ultimamente in Venezuela”. Per un essere razionale, la capacità di Cuba di dare assistenza medica e la disponibilità del Venezuela di lavorare con Cuba in questo impegno sono invece la dimostrazione di una volontà del tutto diversa: la volontà della cooperazione disinteressata. 22 Giugno 2005
Costa D'Avorio 2Grandi propositi, dichiarazioni di intenti e sentiti complimenti al presidente sudafricano Thabo Mbeki per la sua opera di mediazione. Si è concluso così pochi giorni fa il summit di Pretoria, che secondo i partecipanti avrebbe realmente riaperto la porta verso una soluzione pacifica della crisi ivoriana. Disarmo dei ribelli, fine effettiva della guerra, ritorno delle Forces Nouvelles in seno al governo: questi i principali "successi" dell'incontro di Pretoria che però ha il solo, grande difetto di essere poco più di una dichiarazione di intenti. E come tale potrà essere disatteso dai firmatari senza problemi.
Ma andiamo con ordine: al summit di Pretoria si sono incontrati cinque tra i principali attori della crisi politico-militare in Costa d'Avorio: il presidente Laurent Gbagbo, i due leader dell'opposizione politica Henri Konan Bédié e Alassane Ouattara, il premier Seydou Diarra ed il leader degli ex-ribelli delle FN Guillaume Soro. A fare da mediatore il capo di stato sudafricano Thabo Mbeki, che apparentemente sarebbe riuscito in un'impresa quasi impossibile: far giungere ad un accordo, seppur parziale, le varie parti del processo di pace ivoriano, ormai ai ferri corti da diversi mesi. Un risultato che sarebbe stato riconosciuto sia dai partecipanti al meeting che da soggetti esterni come il Segretario Generale dell'ONU Kofi Annan ed il presidente francese Jacques Chirac. In pratica l'accordo di Pretoria avrebbe risolto quasi tutti i nodi del processo di pace ivoriano tranne quello (fondamentale) dei criteri per le candidature alle prossime elezioni presidenziali che dovrebbero tenersi ad ottobre. Per quanto riguarda il disarmo dei ribelli si è svolto un incontro il 14 aprile a Bouakè, tra rappresentanti delle FN e dell'esercito ivoriano per dare il via al programma. Per il disarmo delle milizie pro-Gbagbo attive ad Abidjan e nell'ovest del paese invece Pretoria stabilisce solo che avvenga "il prima possibile". A Pretoria sarebbe stato trovato anche un accordo per la sicurezza dei rappresentanti delle FN, che dallo scorso novembre boicottano i lavori dell'esecutivo, per permettere loro di recarsi nella parte meridionale del paese con le proprie scorte. Importante sarebbe anche la dichiarazione solenne della cessazione delle ostilità su tutto il territorio ivoriano, dichiarazione sottoscritta da tutte le parti presenti a Pretoria. Il presidente Laurent Gbagbo si è mostrato visibilmente soddisfatto, ribadendo che la guerra in Costa d'Avorio è terminata e definendo quello raggiunto a Pretoria "non uno dei tanti accordi firmati in questi due anni"; dello stesso tono le dichiarazioni di Henri Konan Bédié, che ha assicurato come quello di mercoledì sia "l'ultimo e definitivo accordo per la Costa d'Avorio". Ma c'è da crederci? A ben vedere i risultati raggiunti a Pretoria sono solo apparenti, perché consistono in dichiarazioni di principio ed in buoni propositi che sono facilmente disattendibili. D'altronde Mbeki, in una situazione così compromessa, non poteva far altro che proporre una piattaforma molto generale e che non vincolasse in realtà nessuno per poter far contenti tutti. Ed è proprio per questo che Pretoria rischia di essere solo una puntura di morfina che lenirà momentaneamente i dolori del malato ivoriano. Innanzitutto, l'accordo raggiunto riguardo al disarmo di milizie e ribelli è quantomeno fumoso: non fissa una data precisa per il disarmo delle prime, mentre per i secondi non prevede alcuna sanzione o piano alternativo nel caso (molto probabile) in cui FN ed esercito ivoriano non si intendessero sul da farsi. Anche per quanto riguarda le prossime elezioni, fissate per ottobre 2005, la "road map" pretoriana non prevede nulla di nuovo: invita solamente l'ONU a partecipare all'organizzazione e al monitoraggio delle elezioni, senza far parola dei numerosi problemi che impediscono al momento la revisione delle liste elettorali e che causeranno quasi sicuramente uno slittamento delle consultazioni, un'eventualità al momento tabù per tutte le forze politiche ma che nei prossimi mesi potrebbe diventare una realtà con cui fare i conti. Ma l'incognita principale che grava ancora sul processo di pace ivoriano è la questione delle riforme costituzionali, che dovrebbero modificare le norme per la presentazione delle candidature alle prossime elezioni presidenziali. Nel 2000 infatti Alassane Ouattara, principale candidato dell'opposizione, non si era potuto presentare come candidato perché di sangue misto (uno dei suoi genitori sarebbe infatti burkinabè) spianando di fatto la strada all'elezione di Gbagbo. La modifica della Costituzione al riguardo, già prevista dagli accordi di Marcoussis e di Accra III, non è mai stata attuata perché i sostenitori del presidente Gbagbo sostengono che dovrebbe essere approvata tramite referendum, un'eventualità che l'opposizione e le FN scartano decisamente. Tanto che le FN hanno sempre condizionato il proprio disarmo all'approvazione delle suddette modifiche. A Pretoria nulla è stato deciso al riguardo: Mbrki si è preso una settimana di tempo per decidere, dopo aver consultato Kofi Annan ed il presidente dell'Unione Africana Olusegun Obasanjo. Probabilissimo che, quale che sia la decisione di Mbeki, essa solleverà un vespaio di polemiche da una delle due parti e potrebbe portare al crollo del castello di carte costruito a Pretoria. Non è chiaro poi se la decisione di Mbeki sarà vincolante o se costituirà una semplice "raccomandazione" per le parti. Anche questa zona d'ombra nell'interpretazione dell'accordo potrebbe favorire la sua non-applicazione. Si è posto l'accento sulla "africanità" dell'accordo di Pretoria, fattore che garantirebbe una sua più facile applicazione rispetto a quello di Marcoussis sponsorizzato dalla Francia. Un argomento che però non convince del tutto. E' comunque difficile che quanto stabilito a Pretoria venga immediatamente affossato. Probabile che per un certo periodo le parti diano segnali di buona volontà, sia per abbassare la tensione all'interno del paese che per non essere accusate dalla comunità internazionale di remare contro la pace. Proprio per il fatto di essere generale e non vincolante, l'accordo di Pretoria fa molto affidamento sulla volontà delle parti per la sua applicazione. Una volontà che è mancata negli ultimi 3 anni e che, proprio per questo, non si vede come possa essere nata dal nulla da un giorno all'altro. Precedenti accordi, che prevedevano anche sanzioni per gli inadempienti, sono stati disattesi dalle parti senza problemi e sono ormai diventati lettera morta. L'accordo di Pretoria sarà probabilmente destinato alla stessa fine. Costa D'AvorioLa Repubblica di Côte d'Ivoire è una nazione dell'Africa occidentale. Il suo nome, in francese dovrebbe scriversi Côte-d'Ivoire ma il governo del paese si oppose alla modifica, così come si oppose anche alla traduzione del nome in lingue diverse dal francese. Confina ad ovest con la Liberia e la Guinea, a nord con il Mali e il Burkina Faso, ad est con il Ghana e a sud con il Golfo di Guinea. Nonostante il suo sviluppo economico sia insidiato dall'agitazione politica dovuta alla dilagante corruzione, la Costa d'Avorio rimane uno degli stati più prosperi dell'Africa occidentale.
< indietro [Home page] avanti >Attualmente in Costa d’Avorio, su una popolazione di oltre 16 milioni di abitanti, oltre 8.000.000 hanno meno di 18anni, 2.467.000 meno di 5 anni. Non si sa molto della Côte d'Ivoire nel periodo precedente l'arrivo delle navi europee, intorno al 1460. Il gruppo etnico principale vi giunse in epoca piuttosto recente, dalle zone vicine: il popolo Kru migrò dalla Liberia attorno al 1600; i Senoufo e i Lubi vi giunsero scendendo al sud dal Burkina Faso e dal Mali. Bisogna aspettare il 18o e 19o secolo perché vi giungesse anche il popolo Akan, inclusi i Baoulé, che emigrarono dal Ghana nell'area orientale del paese, insieme ai Malikè, migrati nello stesso periodo dalla Guinea verso il nordovest della Costa d'Avorio. In confronto con il confinante Ghana, la Côte d'Ivoire non ha sofferto molto dal traffico di schiavi. Le navi dei mercanti di schiavi preferivano altre zone lungo la costa che offrivano approdi migliori. La Francia si interessò alla Côte d'Ivoire intorno al 1840, persuadendo i capi locali a dare il monopolio dei commerci lungo la costa ai mercanti Francesi. Successivamente, i francesi costruirono delle basi navali per tenere lontano gli altri mercanti e iniziarono una conquista sistematica dell’interno. L’occupazione fu ottenuta soltanto intorno al 1890 dopo una lunga guerra contro i Mandinka, originari per lo più del Gambia. La resistenza armata da parte dei Baoulé e di altri gruppi dell’Est continuò fino al 1917. I francesi avevano un obiettivo prevalente: stimolare la produzione di generi per l’esportazione. In breve tempo furono avviate lungo la costa delle piantagioni per la produzione di caffè, cacao e olio di palma. La Côte d'Ivoire divenne l’unico paese dell’Africa Occidentale con una apprezzabile popolazione di ‘coloni’; altrove in Africa Occidentale e Centrale i francesi e gli Inglesi erano essenzialmente dei burocrati. Di conseguenza, un terzo delle piantagioni di cacao, caffè e banane erano nelle mani di cittadini francesi e un odiato sistema di lavoro forzato divenne la spina dorsale dell’economia. Félix Houphouët-Boigny, figlio di un capo Baoulé, era destinato a diventare il padre dell’indipendenza della Côte d'Ivoire. Nel 1944 egli fondò il primo sindacato agricolo del Paese, per i coltivatori di cacao come lui. Irritati dal fatto che la politica coloniale favoriva i proprietari di piantagioni francesi, essi si unirono per reclutare lavoratori migranti per le loro stesse aziende agricole. Houphouët-Boigny assunse in breve un ruolo di rilievo e in un anno venne eletto al Parlamento di Parigi. Un anno dopo la Francia aboliva il lavoro forzato. Man mano che Houphouët-Boigny cominciò ad apprezzare il denaro e il potere, e divenne più amichevole nei confronti dei francesi, lasciò gradualmente cadere le rivendicazioni più radicali della sua giovinezza. La Francia lo ricompensò facendolo diventare il primo Africano a diventare ministro in un governo Europeo. Al momento della indipendenza della Côte d'Ivoire nel 1960, il Paese era nettamente il più prospero dell’Africa Occidentale Francese, con un contributo di più del 40% alle esportazioni della regione. Quando Houphouët-Boigny divenne il primo presidente del Paese, il suo esecutivo assicurò ai coltivatori prezzi elevati per stimolare ulteriormente la produzione. La produzione di caffè aumentò in modo significativo lanciando la Côte d'Ivoire al terzo posto come volume totale esportato dopo Brasile e Colombia. Per il cacao avvenne lo stesso: entro il 1979 i Paese era il maggiore produttore mondiale, diventando anche il maggior esportatore Africano di ananas e olio di palma. Tecnici francesi avevano pilotato da dietro le quinte questo programma, a cui spesso ci si riferiva come al ‘miracolo Ivoriano’. Nel resto dell’Africa gli Europei venivano espulsi a seguito dei processi di indipendenza; in Côte d'Ivoire al contrario aumentavano vistosamente. La comunità francese crebbe da 10000 a 50000 unità, la maggior parte dei quali insegnanti e consiglieri. Per 20 anni l’economia mantenne un tasso annuo di crescita di quasi il 10%, il maggiore fra i paesi Africani non esportatori di petrolio. Houphouët-Boigny governò con il pugno di ferro. La stampa non era indipendente ed era tollerato un unico partito politico. Houphouët-Boigny fu anche il maggior ideatore Africano di progetti faraonici. Per trasformare il suo villaggio, Yamoussoukro, nella nuova capitale vennero spesi così tanti milioni di dollari da farlo diventare lo zimbello della nazione. All’inizio degli anni ’80 l’economia Ivoriana fu scossa da una recessione internazionale e dalla siccità locale. Anche a causa del taglio indiscriminato degli alberi da alto fusto e della caduta del prezzo dello zucchero, il debito estero triplicò. L’eco dell’aumento della criminalità ad Abidjan arrivò sino in Europa. Il miracolo era finito. Nel 1990, centinaia di lavoratori civili scioperarono, insieme agli studenti che protestavano contro la corruzione istituzionale. L'agitazione forzò il governo ad accettare la democrazia multipartitica. Houphouët-Boigny divenne sempre più debole e morì nel 1993. Il suo successore fu Henri Konan-Bédié. Nell'ottobre 1995, Bédié venne confermato alla presidenza con il 96% dei voti contro un'opposizione frammentata e disorganizzata. Il suo governo perse però in breve tempo il sostegno internazionale. Bédié favorì l’aumento della corruzione, causando la diffusione del malcontento anche all’interno dell'esercito. Mandò in prigione diverse centinaia di sostenitori dell'opposizione ma d’altro canto migliorò l'economia, almeno superficialmente, con la diminuzione dell'inflazione e un tentativo di eliminare il debito estero. Nel dicembre 1999, in seguito a una violenta rivolta popolare, Bédié fu infine rovesciato. Un gruppo di generali insoddisfatti organizzò un colpo di stato militare; il presidente Bédié fu costretto ad andare in esilio in Francia. Il colpo di Stato ebbe l'effetto di ridurre il crimine e la corruzione; i generali fecero pressioni per introdurre severe misure di austerità economica, e auspicarono una società meno dispendiosa, anche attraverso campagne di sensibilizzazione lungo le strade. L'esercito instaurò un Comitato di Salute Pubblica con il compito di condurre al più presto a libere elezioni nel paese. Nel mese di ottobre 2000 Laurent Gbagbo, candidato del Fronte Popolare Ivoriano, sfidò il generale Robert Guéi, capo del Comitato di Salute Pubblica, alla presidenza del paese. Ma l'elezione non fu né pacifica né democratica. La vigilia delle elezioni fu segnata da agitazioni sia tra le fila dell'esercito che tra i civili. Il tentativo di brogli elettorali da parte di Guéi portò a un sollevamento popolare, che causò la morte di 180 persone e la sua rapida sostituzione con il probabile vincitore delle elezioni, Gbagbo. La corte suprema del paese escluse dalla competizione elettorale un capo dell'opposizione musulmano, Alassane Ouattara, motivando la sua ineleggibilità sulla sua nazionalità burkinese. L'esclusione provocò violenti proteste tra i suoi sostenitori, principalmente nel nord musulmano del paese, combattute contro la polizia nella capitale, Yamoussoukro. La situazione si complicò ulteriormente. Il 19 settembre 2002, truppe di ribelli provenienti dal nord guadagnarono il controllo di gran parte del paese. In questa data ha inizio la guerra civile che ha portato all’uccisione di migliaia di persone ed ha causato oltre un milione di profughi. L'ex presidente Guéi rimase ucciso nei combattimenti. Una prima tregua con i ribelli, che godevano del pieno appoggio della popolazione del nord, prevalentemente musulmana, si rivelò di breve durata e ripresero i combattimenti per conquistare le principali zone di coltivazione del cacao. La Francia inviò delle truppe per il rispetto dei confini della tregua; milizie irregolari, comprendenti signori della guerra e combattenti provenienti dalla Liberia e dalla Sierra Leone, approfittarono della crisi per impossessarsi di parte delle regioni occidentali. Il Paese da quel settembre è diviso a metà: la parte meridionale controllata dal governo e quella settentrionale nelle mani dei ribelli; in mezzo ci sono i caschi blu dell'Onu e i militari francesi dell'operazione Licorne, a fare da cuscinetto. Nel gennaio 2003, il presidente Gbagbo e i capi dei ribelli firmarono degli accordi per la creazione di un governo di unità nazionale. Il coprifuoco fu tolto e le truppe francesi ripulirono il confine occidentale del paese, che era fuori controllo. Ma i problemi centrali rimasero e nessuna delle due fazioni riuscì a realizzare i propri obiettivi. Da allora, il governo di unità nazionale si è dimostrato estremamente instabile. Dopo un prolungato periodo di stallo, il difficile e travagliato processo di pace in Costa D’avorio ha subito una brusca battuta d’arresto, con la ripresa – il 4 novembre 2004-dell’offensiva del Governo nelle aree settentrionali controllate dai ribelli delle Forze Nuove. Nel marzo 2004, 120 persone furono uccise durante un raduno dell'opposizione. Un rapporto sull'accaduto concluse che le uccisioni erano state premeditate. Nonostante i mediatori delle Nazioni Unite fossero sul posto, le relazioni tra Gbagbo e l'opposizione continuarono a deteriorarsi. |